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 DECADENTISMO

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Lucrezia Damned Soul
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MessaggioTitolo: DECADENTISMO   DECADENTISMO Icon_minitimeDom 21 Ago 2011 - 8:39

Con il termine Decadentismo si intende un movimento artistico e letterario sviluppatosi in Europa, a partire dalla seconda metà dell'Ottocento fino agli inizi del XX secolo, che si contrappone diametralmente alla razionalità del positivismo scientifico.
Caratteristiche
Negli ultimi due decenni dell'Ottocento prende avvio in Francia, e si diffonde poi in Europa, il movimento letterario del Decadentismo. Gli scrittori di questa tendenza vennero, inizialmente, definiti decadenti in senso dispregiativo perché negavano i valori morali correnti, sostenendo che l'unica preoccupazione dell'arte dovesse essere di natura esclusivamente estetica. L'estetismo è il culto della bellezza in sé. Furono soprattutto i naturalisti a definirli col termine di "decadenti" (cioè senza vera arte né morale). Il termine Decadentismo ha perso quasi del tutto la connotazione negativa che aveva quando è stato coniato. La corrente del decadentismo accentua l'irrazionalità ma rifiuta i valori del Romanticismo e del Naturalismo. Un aspetto particolare e rappresentativo del Decadentismo, in Italia, si può riscontrare nelle opere di D'Annunzio, che esalta l'operato dell'individuo e ogni forma di raffinato godimento e di affermazione di sé: il poeta è un "vate" che ha il compito di indicare all'uomo le prospettive di un futuro proiettato verso la bellezza e la gloria. Anche Pascoli appartiene al Decadentismo, visto che la sua poesia rinuncia a ispirarsi agli ideali romantici e positivisti per esprimere il senso del mistero, l'attrazione delle piccole cose della vita e degli affetti più semplici, la condivisione del dolore umano a cui partecipa anche la natura. L'intellettuale comincia a rifiutare la politica parlamentare, ma anche l'atteggiamento rivendicativo delle masse. Si chiude in un solitario, aristocratico, culto dell'arte (fine a se stessa). Egli riflette anche la crisi del Positivismo e comincia ad affermare valori irrazionali (superomismo di Nietzsche), istintivi (intuizionismo di Bergson), inconsci (pulsioni di Freud), basati sull'individualismo esasperato, sul mito del bello (confuso con l'esotico, l'eccentrico), sulla disperazione esistenziale, sul rifiuto della storia e della scienza.
La nascita
Sui limiti cronologici della nascita gli studiosi sono discordi, ma possiamo affermare che il Decadentismo nasce negli ultimi decenni del XIX secolo in Francia lungo le rive della Senna, dove alcuni giovani pittori, poeti e musicisti si ritrovavano per contendersi il primato di stravaganza cercando di scandalizzare i benpensanti. La sua nascita viene anche attribuita alla pubblicazione dell'opera Langeur di Verlaine, la quale esordiva con la frase "io sono l'impero alla fine della decadenza..."
L'origine del termine
Il termine Decadentismo deriva dalla parola francese décadent, che ha due significati, il primo quello negativo che era riferito a giovani poeti che davano scandalo, dopo invece un simbolo di un nuovo modo di pensare. E si riferisce alla rivista creata dai decadenti chiamata così provocatoriamente.
Questo tema della "decadenza sociale" con forti risvolti esistenziali fu ripreso da un gruppo di scrittori, che intitolarono una rivista con il nome di "Le Decadent", che trattava proprio i vari aspetti della crisi. Nello stesso anno, Verlaine pubblica "Poètes maudits", opera dedicata ai tre suoi amici Tristan Corbière, Stéphane Mallarmé, e Arthur Rimbaud, che divennero noti con il nome di poeti maledetti. Tale qualifica vestì gli esponenti del decadentismo di una certa aura mitica, che continuerà nei loro epigoni.
Il termine originariamente indicava quindi un determinato movimento letterario nato nella Parigi di fine Ottocento. Siccome all'interno di questo movimento vi erano altre correnti che poi si sarebbero sviluppate autonomamente, la storiografia letteraria italiana, nel Novecento, ha assunto il termine a designare un intero movimento letterario di portata europea. L'uso del termine con questo suo secondo significato è prevalentemente diffuso in Italia mentre in altri paesi sono preferite diverse denominazioni, quali ad esempio il "simbolismo" in Francia.
La critica ufficiale, per descrivere questi atteggiamenti assunti da alcuni intellettuali, usò il termine decadentismo proprio per ricordare la sensazione di crollo di una civiltà. La critica usò questo termine con un'accezione negativa ma gli intellettuali che facevano parte di quel gruppo, definito come “decadente”, ribaltarono il significato, arrivando ad indicare un privilegio spirituale e ne fecero una sorta di bandiera da esibire con orgoglio e dedizione.
Il fenomeno dell'imperialismo
Agli inizi degli anni ottanta e novanta del XIX secolo si avvertiva in Francia uno stato d'animo caratterizzato da un senso di disfacimento e termine di una civiltà; si avvertiva un prossimo crollo, un cambiamento epocale. I poeti esprimevano lo smarrimento della coscienza e la crisi dei valori di fine Ottocento che erano stati sconvolti dall'avvento del positivismo, dalla rivoluzione industriale, e da un progressivo scatenarsi degli imperialismi. In questo periodo l'uomo si sente in contrasto con la società che lo circonda, insensibile e distaccata di fronte alle sue esigenze. La prima causa è lo sviluppo dell'Imperialismo, cioè la volontà delle grandi potenze europee (come la Francia, l'Inghilterra, e la Germania, ecc.) di estendere sempre più i propri possedimenti, attraverso un imponente sviluppo industriale e bellico, che può permettere la conquista di colonie in Asia ed in Africa capaci di fornire mano d'opera e materie prime a basso costo. Ciò è visto come missione di civiltà verso popoli barbari e primitivi, ma che nascondeva nelle grandi potenze una forte volontà espansionistica e concorrenziale. Le borghesie europee, che nel corso dell'800 avevano combattuto all'interno dei loro stati per il trionfo degli ideali, nati dalla Rivoluzione Francese del 1789, voltano le spalle alle masse popolari, disattendendo così i principi di liberté, egalité e fraternité. Ottenuto il potere in accordo con i sovrani regnanti, la borghesia, depositaria dell'economia, cura i propri interessi e conduce un tipo di vita perbenista e conformista ed è insensibile verso il popolo. Nascono così le prime questioni sociali, i sindacati (per tutelare i doveri ed i diritti del lavoratore), le lotte proletarie fra capitale e lavoro dipendente. L'intellettuale, portavoce della crisi popolare si chiude così in se stesso, ricercando l'individualismo, l'egoismo e l'alibi per non affrontare una realtà grigia e senza stimoli, pressoché incomunicabile.
Il crollo del positivismo
Il positivismo, movimento dedito al progresso e alla ricerca scientifica, si era rivelato sostanzialmente incapace di dare risposte soddisfacenti all'uomo nelle sue esigenze estetiche e di gusto, essendo le scoperte scientifiche "sentite" da molti quasi come un segno di limitazione. L'uomo tende infatti ad interrogarsi su di sé, sui suoi bisogni, sui suoi desideri, assai più di quanto si occupi della realtà fisica o naturale, perché incapaci di coinvolgere più di tanto sentimenti e aspirazioni. Gli interrogativi degli uomini in generale, concernenti più il loro mondo e i loro prodotti che la realtà extra-umana, percepiscono la scienza come relativamente estranea ai loro bisogni. Infatti, tutte le risposte (tra cui esistenziali) che l'uomo cercava attraverso la scienza non furono trovate o risultarono poco convincenti. La scienza dovette ammettere i suoi limiti, come per i fenomeni naturali, che non era propriamente in grado di spiegare, ma solamente di classificare e categorizzare. Inoltre le nuove teorie, come quella della fisica quantistica ammisero la casualità, la probabilità e l'improbabilità, la definizione matematica e l'inesattezza come realtà di cui prendere coscienza.
La nascita della psicoanalisi di Sigmund Freud fu interpretata come una base scientifica del Decadentismo, in quanto riusciva a spiegare i vari istinti e riflessi inconsci che erano alla base della creazione poetica e letteraria di ogni artista decadente. L'eroe decadente si chiude infatti sempre più in se stesso, cercando di ascoltare quelle voci interiori e quelle folgorazioni che lo portavano a trovare le famose "correspondances", cioè le corrispondenze che collegano in modo misterioso tutte le cose. Tali corrispondenze derivano dal fatto che l'artista decadente afferma che la realtà non è conoscibile attraverso le teorie scientifiche quindi l'unico mezzo per attingere alla realtà nuda e schietta è il totale abbandono all'empatia e all'irrazionalità. Dette corrispondenze, che uniscono il mondo in un Tutto, in un'unica entità di base, coinvolgono direttamente l'uomo. Il precursore è Charles Baudelaire che sottolinea i due aspetti entro cui si dibatte la crisi dell'intellettuale: lo Spleen (noia e disgusto della vita) e l'Ideal (ricerca di un ideale, come fuga verso mondi lontani, esotici, dalla natura incontaminata o verso paradisi artificiali).
Il decadentismo in Europa
All'inizio del XX secolo lo scrittore entra in crisi vedendo fallire i propri obiettivi di guida che aveva durante il Romanticismo e nel poter risolvere i mali della società. Si sente emarginato e si ripiega in se stesso divenendo protagonista di una serie di esperienze che lo fanno sentire "vittima" per la sua incapacità di impegnarsi nella società. Gli artisti perdono così la loro fiducia nella ragione e si lanciano verso un mondo misterioso che si trova dietro la realtà vera e tra loro si diffonde un senso di sconfitta.
Il decadentismo in Italia
In Italia si è soliti individuare due periodi distinti di decadentismo: il primo, di cui facevano parte D'Annunzio e Pascoli, ancora caratterizzato dalla necessità di costruire miti decadenti. Al contrario nel secondo, di cui occorre ricordare in particolare Pirandello e Svevo, la coscienza della crisi è ormai acquisita e la realtà viene sottoposta ad una critica molto lucida e distruttiva. Il termine "Decadente" fu, in origine usato in senso dispregiativo, per indicare giovani poeti che vivevano fuori dalle norme comuni, considerati appunto simboli di una "decadenza sociale" che disprezzava il progresso e la fede nella scienza del positivismo. Più tardi passò a designare la dilagante "decadenza" della società materialista di fine secolo, orientata verso l'esaltazione delle conquiste tecnologiche e alla quale gli intellettuali si sentivano estranei. Essi, infatti, si considerano decadenti, con un atteggiamento di superiorità spirituale, in quanto inclini a cogliere i segni della raffinatezza e dell'eleganza intellettuale delle epoche e periodi di "decadenza"
Gli aspetti del Decadentismo
Il poeta veggente
Il Decadentismo è caratterizzato da una nuova tipologia di poeta: esso non è più il vate che guidava il popolo del Romanticismo, né il promotore della scienza come nell'Illuminismo o cantore della bellezza nel Rinascimento. Diventa così veggente, cioè colui che vede e sente mondi arcani ed invisibili in cui si chiude scoprendo «l'universale corrispondenza e analogia delle cose [...] E in tal modo il Dio perduto vive come una memoria e un desiderio» (Francesco Flora).
Il poeta è così un artista solitario, capace di scavare nell'interiorità umana e nel mistero dell'ignoto. Anche la parola poetica cambia: non si usa più per descrivere sentimenti ma, soprattutto, per decifrare sensazioni e per illuminare l'oscuro che è in noi utilizzando un linguaggio polisemico comprensibile solo da spiriti che riescono a percepire le stesse sensazioni. Da qui la grande importanza della poesia come mezzo per esprimere il proprio intimo. Caratteristica generale è quindi un forte senso d'individualismo e soggettivismo. Per la sua oscurità l'argomento della poesia sfugge alla comprensione del lettore che può interpretarla in modi differenti.
La nuova forma metrica
Il Decadentismo trova nelle strofe e nei versi liberi i giusti mezzi per esprimere le rivelazioni del proprio interiore con tutte le sue nuances (sfumature), poiché, a differenza delle forme metriche tradizionali, più chiuse e rigide, permettono una esposizione priva dell'interferenza della ragione, assumendo ritmi liberi, creati di volta in volta dal poeta.
La nuova poesia è «pura atmosfera musicale che porta l'eco di un nuovo e misterioso mondo ignoto agli antichi» (Walter Binni).
Esempi di testi che si possono consultare in questa nuova corrente letteraria sono: la Lettera del veggente di Arthur Rimbaud, per il suo contenuto, e L'Arte poetica di Paul Verlaine, per la sua forma.
Le poetiche
Grazie alla natura intrinseca del decadentismo, connesso alle tematiche della vita interiore e del mistero, questo movimento diede origine a diverse correnti o poetiche particolari. Fra le tante sono presenti il simbolismo, l'estetismo, l'impressionismo, il surrealismo, il dadaismo, e nell'ambito italiano il panismo, l'ermetismo, il futurismo e il crepuscolarismo.
Simbolismo
Il simbolismo è una corrente artistica nata in Francia nel XIX secolo, in netto contrasto con i canoni imposti in precedenza dal realismo. Il simbolismo infatti tende ad una descrizione soggettiva piuttosto che ad una oggettiva, come accadeva nel realismo. Questa sua natura la porta ad avere un grande sviluppo con la nascita del decadentismo, che predilige il lato misterioso e onirico piuttosto che quello scientifico e reale. Gli esponenti più importanti di questa corrente furono Paul Verlaine, Arthur Rimbaud e Stéphane Mallarmé, e per quanto riguarda l'Italia, Giovanni Pascoli, il simbolista per eccellenza.
In contrasto con la simbologia tipicamente medievale - conosciuta per la natura intellettuale e razionale ed espressa spesso tramite l'uso di allegorie - il simbolismo decadente viene definito istintivo, e predilige le sensazioni e le corrispondenze segrete tra tutte le cose, così come figure retoriche come l'analogia, la metafora o la sinestesia, scovate tramite folgorazioni ed intuizioni dal poeta veggente. Anche per l'arte il simbolismo fu un movimento culturale di notevole importanza che andava sempre più delineandosi con l'impressionismo.
Estetismo
L'estetismo nasce come movimento che tende a sviluppare le idee proposte dal parnassianesimo, corrente culturale sorta in Francia negli anni '60 dell'800, e si fonda sull'imperativo dell'"l'arte per l'arte", vedendo dunque in questa l'unico e sommo fine della letteratura. L'estetismo è pure una reazione al romanticismo e al suo mimetismo naturale e sentimentale, secondo cui la vita determina l'arte. Con l'estetismo la classica dicotomia vita-arte si risolve nella coincidenza dei due termini, tendendo così a fare della propria vita la prima delle opere d'arte, fornendo un'immagine di sé totalmente arealistica, estetizzata, ovvero deformata in favore del bello, unico valore morale del movimento.
Viene spesso considerata la più frivola delle correnti affini al Decadentismo, in quanto il solo scopo è quello di esaltare il gusto del bello e dell'arte, tanto da mettere i valori sociali e familiari in secondo piano. Tra gli esponenti di questa corrente ricordiamo Joris Karl Huysmans, con "À rebours" (Controcorrente), Oscar Wilde con "Il ritratto di Dorian Gray" e Gabriele D'Annunzio con "Il piacere".
Panismo
Il panismo deriva dal greco παν, tutto, e si riferisce alla tendenza del confondersi e mescolarsi con il Tutto e con l'assoluto, due concetti chiave del decadentismo. In D'Annunzio il tutto prende la forma della natura, riferimento al dio greco Pan, divinità dei boschi e tutte quelle che hanno a che fare con la natura. È evidente l'uso di questa tecnica all'interno della poesia "La Pioggia nel Pineto" in cui il poeta si fonde con la natura, la quale ripercorre allo stesso tempo il suo corpo e i suoi sentimenti.
Ermetismo
Durante il ventennio fascista si sviluppa il movimento ermetico dove si realizza un rinnovamento del linguaggio, che appare diverso e svincolato dagli schemi tradizionali della poesia. Il termine fu coniato nel 1936 dal critico letterario Francesco Flora, per indicare che si trattava di una poesia pura e fuori dagli schemi. Il compito della poesia ermetica era di portare alla luce l'essenza segreta del reale, scoprendo i lati più nascosti dell'animo umano e delle cose, testimoniando la sofferenza esistenziale. La poesia ermetica interpreta una condizione spirituale nuova e legata alle vicende storiche italiane (prima guerra mondiale, dopoguerra, fascismo) ed esprime il disagio dell'uomo sui problemi della società. I temi più trattati sono: il senso di solitudine di un mondo ostile, l'angoscia che deriva dal non comprendere il significato della vita, l'impossibilità di stabilire un rapporto armonioso con l'universo e con le persone. La metrica tradizionale è superata, con il trionfo del verso libero, la punteggiatura talvolta viene abolita o ridotta al minimo. I poeti ricorrono all'uso della metafora, della sinestesia, dell'analogia per rendere carichi di significati i loro messaggi. Malgrado la vulgata scolastica tenda a considerare tra i poeti ermetici Giuseppe Ungaretti e Salvatore Quasimodo, la definizione di ermetismo fa in realtà riferimento alla sola terza generazione poetica del Novecento italiano, per la quale i due poeti (e in particolare il primo) costituivano fondamentali modelli.
Crepuscolarismo
Agli albori del Novecento si afferma il gruppo dei poeti crepuscolari. Il termine crepuscolare fu coniato nel 1910 dal critico Giuseppe Antonio Borgese per indicare il tramonto della grande stagione della poesia italiana ottocentesca (Leopardi, Carducci); in seguito l'espressione si limita ad indicare i toni dimessi della poesia a cui si contrapporrà l'esperienza dannunziana e quella futurista. Nelle loro composizioni si descrive il mondo piccolo-borghese, nei suoi aspetti banali e quotidiani: i pomeriggi deserti della domenica, le giornate grigie di pioggia, le corsie bianche degli ospedali, gli interni domestici delle case di provincia. Il linguaggio scelto è poeticamente dimesso e ha un andamento piano e discorsivo, vicino alla prosa, perfettamente adatto a rappresentare una realtà antieroica. La poesia crepuscolare si sviluppò in un periodo di tempo assai limitato, nel primo decennio del secolo scorso, annoverando autori come Corrado Govoni, Marino Moretti, Sergio Corazzini e Guido Gozzano.
Superomismo
Altra corrente legata al decadentismo è il superomismo, teorizzato in chiave filosofica da Nietzsche nelle sue opere, soprattutto in Così parlò Zarathustra con l'ideazione dell'Übermensch (tradotto come "superuomo", ma anche con "oltreuomo") e molto utilizzata da D'Annunzio, che si giudicava egli stesso superuomo.
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